venerdì 23 dicembre 2016

Masaccio, "Adorazione dei Magi", 1426, Berlino, Musei Statali


"(L’Adorazione) di MASACCIO, esprime una concreta, ferma coscienza della realtà. È stata dipinta, come parte della predella del Polittico di Pisa, nel 1426, per un ricco notaio. Vi sono pochi personaggi; posano su un piano orizzontale definito dalle ombre portate delle figure investite da una luce intensa; gli abiti sono severi, scarsamente ornati; la capanna è una tettoia, che forma un vuoto squadrato, in penombra. E il vuoto ha la stessa sostanza plastica delle figure, delle masse schiacciate dei monti che sbarrano il fondo. La linea dell’orizzonte della catena montuosa sfiora il margine del quadro, quasi elimina il cielo: non c’è fuga nell’infinito, lo spazio è tutto reale. Monti, figure, cavalli sono plasmati nella stessa materia: ciò che conta non è la sembianza esterna né il significato segreto, ma la fisicità delle cose. È un punto essenziale della polemica di Masaccio: non v’è varietà né gerarchia tra le cose reali, e davanti alle cose l’uomo non ammira né deplora, capisce. Unico accenno alla “nobiltà” del soggetto e unica citazione latina, la sella curulis su cui è seduta la Madonna: ma, quasi a dire che non vi sono cose nobili e cose vili, v’è lì accanto, con palese analogia formale, la sella dell’asino. Nulla, nelle figure e nel paesaggio, allude alla bellezza del creato, ai doni della Provvidenza: il senso del divino non è nelle cose vedute, ma nell’intelletto di chi le vede. Le persone di Masaccio sono piene del senso del divino: questa è la causa della loro dignità; non occorre neppure che agiscano, la loro presenza reale in uno spazio reale ha già un altissimo significato morale. Diceva l’Alberti (e forse il pensiero gli era suggerito dalla pittura di Masaccio) che è cosa o realtà ciò che occupa uno spazio. Ma anche lo spazio è realtà, sintesi (e non somma) delle cose; e cosa è la luce, che occupa lo spazio, s’arresta e addensa sulle altre cose. Masaccio, che si è formato accanto al Brunelleschi molto più che nella bottega di Masolino, compone per pieni e vuoti, come murasse un edificio: il vuoto della capanna e il gruppo della Sacra famiglia e del re adorante; un altro vuoto profondo e un altro gruppo di figure; ancora un vuoto, meno profondo, e i cavalli. E tutto, come in un’architettura brunelleschiana, è impostato sull’equilibrio delle verticali e delle orizzontali. Tra gli astanti due hanno costumi moderni: sono i donatori e vestono l’austero lucco nero dell’alta borghesia. In realtà non fanno parte del seguito: sono i testimoni attuali di un fatto antico, che è storico perché conserva, dopo secoli, il suo significato. Come nell’ordine dello spazio, la prospettiva non allontana e disperde, anzi riporta ciò ch’è lontano in primo piano, così la storia, nell' ordine del tempo, riporta ciò che è remoto al primo piano del presente. Il Ghiberti, per spiegare che il sacrificio di Isacco è storia antica, lo data con il fregio classico dell’ara; Masaccio data l’Adorazione col costume del proprio tempo perché la storia, per quanto antica, è attuale nella coscienza che la pensa."

Giulio Carlo Argan, " storia dell'arte italiana".

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