domenica 22 febbraio 2015

SANDRO BOTTICELLI, "NASCITA DI VENERE", ca. 1484, FIRENZE, GALLERIA DEGLI UFFIZI.

(...) Botticelli è stato considerato un mistico del bello ideale, un puro esteta. La sua pittura è invece carica di problemi, anche religiosi e morali e se, indubbiamente, mira a realizzare un bello ideale, è perché tale era il fine, etico e conoscitivo, della cerchia culturale neo-platonica, a cui il Botticelli è stato, più d'ogni altro, profondamente legato. Spirito "sofistico", come dirà il Vasari, il Botticelli risale all'origine del contrasto tra natura e storia (...). Ma il suo scopo è di superare l'antitesi, di trovare qualcosa che sia ugualmente al di là della natura e della storia. (...) Sandro, con il suo continuo aspirare a una trascendenza inafferrabile, è in contrasto con la certezza formale di Piero della Francesca; (...) Botticelli vuole oltrepassarla (la realtà), trascenderla, non "contaminarsi" con l'esperienza: vuole, cioè, l'idea.
L'idea del neo-platonismo fiorentino non è propriamente l'archetipo platonico; e non è, propriamente, nulla di definito, ma un vago essere-al-di-là, rispetto alla natura (o allo spazio) e alla storia (o al tempo). Anche il bello, con cui l'idea si confonde, è aliquid incorporeum: sfiducia nella realtà più che immagine perfetta.
 
La Nascita di Venere (1485c.) non è affatto una pagana esaltazione della bellezza muliebre; tra i significati impliciti c'è anche quello della corrispondenza del mito della nascita di Venere dall'acqua marina e dell'idea cristiana della nascita dell'anima dall'acqua del battesimo. Il bello che il pittore vuole esaltare è, in ogni caso, un bello spirituale e non fisico: la nudità di Venere significa semplicità, purezza, mancanza di ornamenti; la natura è espressa nei suoi elementi (aria, acqua, terra); il mare increspato dalla brezza soffiata da Eolo e Borea è una superficie verde-azzurra su cui le onde sono schematizzate in segni tutti uguali; simbolica è anche la conchiglia. Nel gran vuoto dell'orizzonte marino si sviluppano, con intensità diversa, tre episodi ritmici distinti: i Venti, Venere sorgente dalla conchiglia, l'ancella che accorre col manto fiorito (allusione alla veste d'erbe e di fiori della natura). Tre volte il ritmo nasce, sale all'intensità massima, si spegne; né altra legge lo governa che ispirazione profonda, il dèmone platonico, il furor che il Ficino chiamava malinconicus, perché generato dall'aspirazione a qualcosa che non si ha o dalla nostalgia di qualcosa che si è perduto.
G.C.Argan, op. cit.

SANDRO BOTTICELLI, "NASCITA DI VENERE", ca. 1484, FIRENZE, GALLERIA DEGLI UFFIZI - (4F)

Nascita di Venere


1)
2)
3) " Aurea chioma / n'mille dolci nodi / a l'aura sparsi" - A.Catte
4) " Un soffio di vita dona bellezza e colore" - M. Corbu
5) " Una perla talmente bella da diventare una dea" - S.Corbu
6) " Tra serenità e armonia di colori nasce la bellezza" - F. Lovicu
7) '' Perla serena,d'uno sguardo rimena una natura amena.'' - LManca
8) " Con forze opposte il gioiello divino respinge i corpi armoniosi " - M.G.Mula
9) " La carnagione perlata e i capelli dorati illuminano il Creato " - F.Mulas
10) " Il divino pudore della bella preserva le sue grazie " - E. Piu
11) " Come una perla armonia di bellezza brilla di luce propria. " - M. Podda
12) " Bellezza e purezza sbocciano come una perla " - A.Seddone
13) " Le meraviglie della natura si uniscono alla bellezza racchiusa nel mare" - G.Spina
14)
15) "Pudicità e bellezza nascono dalla spuma del mare" - G.Verachi

SANDRO BOTTICELLI, "NASCITA DI VENERE", ca. 1484, FIRENZE, GALLERIA DEGLI UFFIZI - (4D)

1 Il fiorir della prima-vera purezza. S.A.
2 Quale stupore destava la pura Citerea nei venti che la sospingevano tra le braccia fiorite. Carta
3 Sospinge Zefir/ l'ideale beltà/ d'oro coperta. Diana
4una bellezza che con le sue imperfezioni sfiora la perfezione S.Gostinicchi
5 Il movimento/ seppur innaturale/ genera una dea P. Maggi
6
7
8 "Seminò imperfezione e colse bellezza" A.Melis
9 Eolo soffia sulle onde del mare che generano la bellezza.  M.mulas
10"Dolci onde velano l'elegante imperfezione" Piras
11Candida spuma sorse dal mare sospinta da un vento dorato,semplice e bella ella appare. A. Puligheddu
12Sboccia radiante di bellezza colei che inebria la terra. S. Scanu
13 Sospinta dai venti verso la riva di una grande baita nasceva Venere. Sedda
14 Rara come una madre perla la Venere sboccia dalla conchiglia. A.Sulas
15 Fluttuante bellezza incorniciata da fili d'oro. m.a.z

SANDRO BOTTICELLI, "NASCITA DI VENERE", ca. 1484, FIRENZE, GALLERIA DEGLI UFFIZI - (4B)

1)Farfalla che si libra delicata al primo passo di danza. Benedetta Arridu
2)
3)
4)
5)
6) morbide onde cullano e accompagnano danzanti l'amorevole volto.sara denti
7)
8)
9)
10) Linea danzante e sinuosa, armonia melodica della Femminilità. Sarah Mameli
11)
12)Contesa dalla natura e dal divino, dal mare si erge la Venere. Mattia Marteddu
13)
14)
15)
16)
17)
18) Fioriscono tra/stupore e incanto/tutti i sensi. Federica

LISIPPO, APOXYOMENOS, ca.320 a.C., COPIA ROMANA, VATICANO, MUSEO PIO-CLEMENTINO

Con (Lisippo) si chiude il periodo classico e si apre la fase ellenistica. Lo scultore non imita la figura umana come un oggetto, di cui si potrebbe, volendo, ricavare un calco preciso; imita l' immagine afferrata dall'occhio, e questa è fatta di macchie colorate, più chiare e più scure. La differenza è tutt'altro che irrilevante: la volontà di rappresentare il corpo non com'è, ma come appare, implica la rinuncia ad una preliminare nozione del vero e l'accettazione del dato di visione, corrisponda o non al vero, come punto di partenza dell'arte. L'ultima conseguenza sarà quella che ne trarrà l'arte ellenistica: non v'è una classe di figure o di cose che formino il mondo dell'arte, ma ogni immagine può interessare l'artista. Anche Lisippo ha un suo canone, che indubbiamente tiene conto di quello policleteo, ma lo rettifica nel senso di considerare tutti i fattori (distanza, condizioni atmosferiche e luminose) che modificano, nella veduta reale, la forma ideale. L'Apoxyomenos (atleta che si deterge il sudore), risponde appunto al nuovo canone lisippeo: coglie la figura, non già nell'atto tipico dell'azione atletica, ma nel gesto occasionale del detergersi; e benché il corpo graviti, con perfetta "ponderazione" , sulle gambe, le braccia protese implicano nella struttura plastica lo spazio vuoto antistante, allontanano il busto, producono un effetto di ombre portate, che entra di pieno diritto nel sistema delle forme plastiche della statua. Benché il risultato sia indubbiamente luministico, non per questo si applica alla scultura la condizione di veduta, da un punto di vista unico, della pittura: da tutti i punti di vista la statua si presenta sempre come un animato complesso di masse d'ombra e di luce. Il suo valore, quindi, non sta nel fatto che, mutando il punto di vista e quindi la configurazione dell'immagine, si abbia sempre lo stesso rapporto di parti, come se il mutare dell'apparenza non potesse mutare la sostanza della forma; ma nel fatto che il mutare del punto di vista muta anche strutturalmente la figura, e l'opera d'arte vale proprio in quanto si dà in una successione d'immagini diverse.
G.C.Argan, op. cit.

LISIPPO, APOXYOMENOS, ca.320 a.C., COPIA ROMANA, VATICANO, MUSEO PIO-CLEMENTINO - (3F)

1) Di tracotanza peccasti e la saetta di Zeus colpì la tua mano. Bassu Giuseppina
1) Con eccessiva audacia sfregasti e col tempo l'eterna giovinezza perdesti. Bassu Giuseppina
2)
3)"Lava via la fatica, liberami dalle responsabilità, concedimi riposo." Maria  Bollas
13) "Come le difficoltà rafforzano la mente, la fatica dell'azione fortifica il corpo" Benedetta Liori
14)"gesta abitudinali catturate nel marmo" Roberta Maccioni
15) "Col ferro vecchio estirpavi la nobiltà frutto del tuo sudore"Nicoletta Maria Manconi
16) "Nella sua perfezione, non ha timore di mostrarsi affaticato" Maria Grazia Moro
19) "Movenza di chi ha vinto come di chi ha perso" Annagrazia Podda
20) "Colto in flagrante nel suo momento più intimo " Eudochia Poian
25)"Pietrificato nella sua quotidianità" Giuseppe Zola

LISIPPO, APOXYOMENOS, ca.320 a.C., COPIA ROMANA, VATICANO, MUSEO PIO-CLEMENTINO - (3D)

1)"E' con l'acqua che cancellò le fatiche della vita" Simona Albasini
2)
3)
4)
5)"Le frustate ci piegan la schiena,il sudore ci solca la fronte,l'acqua è l'antica libertá" Luca Ladu
6)"Sguardo proteso verso il futuro, come le braccia" Antonio Ledda
7) "L'acqua toglie/ il sudore dal corpo, / non l'onore. Alessandro Liori
8) "Il tuo corpo piange sconfitte e gioisce vittorie con dignità." Michela Lunesu
9) "Deterge il suo corpo, senza lavare il suo orgoglio." Cristina Marratzu
10)"Lavò la gloria,/ umane incertezze/mise a nudo." Simona Medde
11)
12)"Lavò la fatica dei suoi sforzi, attraverso il sudore" Valeria Minzoni
13)" Ombre giocano/ sul corpo dell'atleta/ che torna uomo" Gianfranco Moledda
14)''Lavandosi con l'acqua per risplendere poi di gloria, il vincitore passa alla storia.'' Irene Nieddu.
15)
16) "Acqua, tergimi / fatica e sudore / dammi sollievo." Rita Porqueddu
17)"L'acqua, come le lacrime, lenisce il dolore dell'umana sconfitta." Enrica Puddu
18) " Chapeau, al Vinto! / che sa conquistarsi /  ampi spazi  "   Cecilia Sanna
19)
20)

LISIPPO, APOXYOMENOS, ca.320 a.C., COPIA ROMANA, VATICANO, MUSEO PIO-CLEMENTINO - (3B)

1)
2)"Il semi-dio che cancella via la fatica dalla sua pelle lucente." A.Coi
3)"La fatica di un atleta, un atto che accomuna vincitore e vinto." Corrias E.
5)"Chiare, fresche e dolci gocce scorsero sul tuo corpo, ti rigenerasti a vita nuova". Crispu E.
14) "L'acqua che da sollievo per coprire l'aspra sconfitta" A. Mura
16)"Chi non si vergogna di essere prima di tuttto uomo" C. Piras
18) "Marmorea perfezione di un corpo" E. Puligheddu
19)"Delicate trasparenze su un sinuoso corpo'' P. Ronchegalli

PER LA SETTIMANA 16-21 FEBBRAIO 2015


"Gocce di luce
scivolano lente,
come d'inverno" 
La Kore di Anteore è caratterizzata da un delicato e dettagliato drappeggio che permette alla luce, unico elemento che relaziona la scultura al nostro mondo, di incanalarsi fra le pieghe dando origine a un effetto simile a delle gocce che, in inverno, scivolano lente su un vetro appannato alternando parti più chiare a parti più scure.
Alessandro Liori, 3D, Liceo Classico "Asproni" - Nuoro

lunedì 16 febbraio 2015

PER LA SETTIMANA 09-14 FEBBRAIO 2015



"Fiero, perfetto.
Un passo ancora e ...
diventa l’Uomo." 
("Il doriforo di Policleto, benché simbolo della classicità, rivolge lo sguardo al futuro e si appresta a compiere l'ultimo passo per liberarsi dal canone e dalla perfezione dei quali e' prigioniero, in favore di una natura umana, individuale e quindi unica e reale, diventando così Uomo.")
Enrica Puddu, 3D, Liceo Classico "Asproni", Nuoro.

PIERO DELLA FRANCESCA, FLAGELLAZIONE, ca.1459, URBINO, MUSEO NAZIONALE.

(...) una prospettiva rigorosissima mette in rapporto due scene distanti nel tempo(...). La prospettiva non corrisponde più ad uno sviluppo spaziale o temporale; di conseguenza, le colonne del portico quasi contraendo lo spazio si sovrappongono in una fuga rapidissima, accelerata dalla rapida scansione della luce, per rendere visivamente immediato il nesso tra le due scene (ed una eguale funzione adempie anche la fascia bianca del pavimento, che segna il confine, e quindi mette in rapporto i due episodi). Uno studiato gioco di ben calcolate corrispondenze formali rinvia dall'uno all'altro; (...). La stessa luce è in funzione di questa logica strutturalmente simbolica, concentrandosi il massimo della luminosità, nel dipinto già luminosissimo, sulle due figure principali: Cristo, quasi origine di luce (lo dimostra l'alternarsi ombra-luce-penombra nel soffitto a cassettoni); Oddantonio, il cui volto si staglia sulla scura aureola formata dalle fronde degli alberi. 
 G.C. ARGAN, op. cit.

1)
2)
3)"Conversano, indifferenti all'orrore" S.Corbu
4)" Rigida simmetria imprigiona il dolore paralizzato nel tempo" - M.Corbu
5)
6)
7) ''Sull'orme di Giuda,ebber le labbia scottate'' L.Manca
8) "Prospettiva ingiusta non dà valore alla crudele condanna." M.G.Mula
9)"Dolore, vergogna e indifferenza coesistono silenziosamente" F.Mulas
10) "Il palo dell vergogna simboleggia il dolore della punizione immeritata" E.Piu
11) "Per appagar le accuse giudaiche il supplizio subisti." M. Podda
12)
13)
14) "Malvagità umana colpevole d'atrocità." L.Usai
15)

PIERO DELLA FRANCESCA, FLAGELLAZIONE, ca.1459, URBINO, MUSEO NAZIONALE.

(...) una prospettiva rigorosissima mette in rapporto due scene distanti nel tempo(...). La prospettiva non corrisponde più ad uno sviluppo spaziale o temporale; di conseguenza, le colonne del portico quasi contraendo lo spazio si sovrappongono in una fuga rapidissima, accelerata dalla rapida scansione della luce, per rendere visivamente immediato il nesso tra le due scene (ed una eguale funzione adempie anche la fascia bianca del pavimento, che segna il confine, e quindi mette in rapporto i due episodi). Uno studiato gioco di ben calcolate corrispondenze formali rinvia dall'uno all'altro; (...). La stessa luce è in funzione di questa logica strutturalmente simbolica, concentrandosi il massimo della luminosità, nel dipinto già luminosissimo, sulle due figure principali: Cristo, quasi origine di luce (lo dimostra l'alternarsi ombra-luce-penombra nel soffitto a cassettoni); Oddantonio, il cui volto si staglia sulla scura aureola formata dalle fronde degli alberi.
 G.C. ARGAN, op. cit.

PIERO DELLA FRANCESCA, FLAGELLAZIONE, ca.1459, URBINO, MUSEO NAZIONALE.

(...) una prospettiva rigorosissima mette in rapporto due scene distanti nel tempo(...). La prospettiva non corrisponde più ad uno sviluppo spaziale o temporale; di conseguenza, le colonne del portico quasi contraendo lo spazio si sovrappongono in una fuga rapidissima, accelerata dalla rapida scansione della luce, per rendere visivamente immediato il nesso tra le due scene (ed una eguale funzione adempie anche la fascia bianca del pavimento, che segna il confine, e quindi mette in rapporto i due episodi). Uno studiato gioco di ben calcolate corrispondenze formali rinvia dall'uno all'altro; (...). La stessa luce è in funzione di questa logica strutturalmente simbolica, concentrandosi il massimo della luminosità, nel dipinto già luminosissimo, sulle due figure principali: Cristo, quasi origine di luce (lo dimostra l'alternarsi ombra-luce-penombra nel soffitto a cassettoni); Oddantonio, il cui volto si staglia sulla scura aureola formata dalle fronde degli alberi.
 G.C. ARGAN, op. cit.

1)  Insieme nell'unica immortalità che potranno mai condividere. Benedetta Arridu
2)  Inflessibile staticità racchiude un grande dolore. Eleonora Busia
3)  Sospesa vitalità nella luce della sofferenza. Melissa Carboni
4)
5)
6)  accomunati da atroci sofferenze dell'animo, tragico destino. Sarà denti
7)  Pilato osserva freddo, di violenza sociale e carnale accecato. Federico Fresi 
8)
9)   La forza della corruzione logora l'animo puro. Marco Livesu
10) Doppia visione,sofferenza e distacco. Sarah Mameli
11)
12)Muti volti, indifferenti al cerchio del dolore. Mattia Marteddu
13) Pelle martoriata dal denaro corrotto. Agnese Pintus
14)
15) "Urla di dolore che non arrivano alle orecchie sorde dell'indifferente" Chiara Porcu
16) Gioco di luce.... Gioco di specchi Andrea Sinatra
17)
18) L' umana indifferenza dinanzi all' Umana sofferenza. Federica Ugo








ANTENORE, KORE, 530 a.C. ca., ATENE, MUSEO DELL'ACROPOLI

Nella kore di ANTENORE non v'è neppure anatomia, ma soltanto drappeggio. Come in tutto il gruppo delle korai dell'Acropoli di Atene, un sottile luminismo di origine ionica increspa tutte le superfici, variamente incanalando la luce nei rivoli fitti delle pieghe irraggiate in direzioni diverse, nei festoni dei lembi ricadenti dei pepli, nelle fini treccioline ondulate. Il moto o, piuttosto, la vita della figura è dunque interamente ottenuto con diverse qualificazioni delle superfici per una varia modulazione della luce, con il diverso orientamento e andamento dei risalti luminosi e dei solchi d'ombra, con il loro ritmo ora ascendente ora discendente. La figura, insomma, è uno schermo su cui si intensificano, animandosi, gli elementi che compongono lo spazio naturale: e proprio da ciò dipende il predominio della figura, il maggior prestigio o il maggior valore di bellezza che la figura scolpita, la statua, assume nei confronti di tutte le possibili sembianze naturali.
G.C.ARGAN, op. cit. 

2)" L'uomo nasconde la donna sotto un sottile velo pensando di proteggerla " A.Coi
3)"Una leggera luce increspa la bellezza della fanciulla sorridente." E. Corrias
4)"vesti, come reti, per imprigionare ogni raggio" L. Corrias 
5)"Un vortice di veli cenerinei avvolge sensualmente il corpo che si offre all'ardore dell'uomo". Crispu E.
7)"La Femminilità trionfa sulla freddezza del marmo". G.Fele
14) "Il velo bianco come il marmo rivela il suo corpo" A. Mura
16) "La donna che ha pazienza" C. Piras
18) "Alternati giochi di luce ed ombra" E. Puligheddu

ANTENORE, KORE, 530 a.C. ca., ATENE, MUSEO DELL'ACROPOLI

Nella kore di ANTENORE non v'è neppure anatomia, ma soltanto drappeggio. Come in tutto il gruppo delle korai dell'Acropoli di Atene, un sottile luminismo di origine ionica increspa tutte le superfici, variamente incanalando la luce nei rivoli fitti delle pieghe irraggiate in direzioni diverse, nei festoni dei lembi ricadenti dei pepli, nelle fini treccioline ondulate. Il moto o, piuttosto, la vita della figura è dunque interamente ottenuto con diverse qualificazioni delle superfici per una varia modulazione della luce, con il diverso orientamento e andamento dei risalti luminosi e dei solchi d'ombra, con il loro ritmo ora ascendente ora discendente. La figura, insomma, è uno schermo su cui si intensificano, animandosi, gli elementi che compongono lo spazio naturale: e proprio da ciò dipende il predominio della figura, il maggior prestigio o il maggior valore di bellezza che la figura scolpita, la statua, assume nei confronti di tutte le possibili sembianze naturali.
G.C.ARGAN, op. cit.  

1)"Un velo marmoreo protegge il fiore della giovinezza appena sbocciato in te" Simona Albasini
2) "Rivoli d'ombra, la luce soggiogata dall'umano prestigio" Gianluigi Canu
3)
4)
5)"Le lunghe trecce si fondono col pannegio,quasi come un velo da sposa." Luca Ladu
6)"Lucido e fresco il marmo come l animo tuo" Antonio Ledda
7) "Gocce di luce/ scivolano lente/ come d'inverno" Alessandro Liori
8) "Nelle vesti di / leggiadra giovinezza / virtù infondi." Michela Lunesu
9) "Mentre la veste nasconde il suo corpo, la luce svela la sua grazia." Cristina Marratzu
10)"Forte e fondamentale, come una colonna, porti grazia e luce" Simona Medde
11)
12)"La luce rivela il suo volto, ma lo sguardo rimane oscuro al mondo." Valeria Minzoni
13)" Austera e morbida offri agli dei la tua lucentezza." Gianfranco Moledda
14) ''Giochi d'ombre che riflettono un antico splendore.'' Irene Nieddu.
15)
16) "Morbide onde / ornano armoniose / dolci frammenti." Rita Porqueddu
17) "Luce e ombra / custodi di virtù in / perenne lotta." Enrica Puddu
18) "Scrutaci dentro, / ostentando le tue / chiare virtù"   Cecilia Sanna
19)" La luce colpisce le vesti come la colonna di un tempio" Selis Aurora.
20)

ANTENORE, KORE, 530 a.C. ca., ATENE, MUSEO DELL'ACROPOLI


Nella kore di ANTENORE non v'è neppure anatomia, ma soltanto drappeggio. Come in tutto il gruppo delle korai dell'Acropoli di Atene, un sottile luminismo di origine ionica increspa tutte le superfici, variamente incanalando la luce nei rivoli fitti delle pieghe irraggiate in direzioni diverse, nei festoni dei lembi ricadenti dei pepli, nelle fini treccioline ondulate. Il moto o, piuttosto, la vita della figura è dunque interamente ottenuto con diverse qualificazioni delle superfici per una varia modulazione della luce, con il diverso orientamento e andamento dei risalti luminosi e dei solchi d'ombra, con il loro ritmo ora ascendente ora discendente. La figura, insomma, è uno schermo su cui si intensificano, animandosi, gli elementi che compongono lo spazio naturale: e proprio da ciò dipende il predominio della figura, il maggior prestigio o il maggior valore di bellezza che la figura scolpita, la statua, assume nei confronti di tutte le possibili sembianze naturali.
G.C.ARGAN, op. cit.  

1) "Persefone, con la sua tiara, illumina, dignitosa, il regno di Ade." Giuseppina Bassu
2) "L'ombra che scolpisce la naturale bellezza" Matteo Berretta
4)"Trecce che  fanno da cornice al volto incompleto, senz' anima." Maria Bollas
6) "Un perfetto gioco di luci le donò la vita." Martina Carta Brocca
8) "Balze ed intrecci a plasmare la donna" Marilena Erittu
9) "Figura riflettente bellezza in ombreggianti solchi di luce." Antonella Fadda
10) "L'ombra che porta a guardare la luce della bellezza" Francesca Falqui
11) "La roccia, robusta e durevole, si piega anch'essa al passare del tempo" Alessia Gungui
12) "La luce, come un drappeggio, avvolge la sinuosa figura" Ilaria Ladu
15) "Una nascosta identità che emergeva con una certa chiarezza" Benedetta Liori
16) "Drappeggi posti a formare una seconda pelle" Roberta Maccioni
17)"Il tuo sorriso/ mosse l’ invidia/ tanto era bello"Nicoletta Maria Manconi
17)"Aderì leggero e nascondendoti  ti  preservò per l’eternità"Nicoletta Maria Manconi
19) "Come le onde dell'Egeo si scagliano sugli scogli, le trecce si adagiano sulla sua pelle." Marina Mulas 
21) "Il ritmo di due opposti uniti nel dare origine a una pura forma umana" Poian Eudochia
26) "Forme oscure indefinite che mettono in risalto la bellezza lucente" Carla Serra
27)"La luce plasma il marmo creando un anatomia con una propria storia" Giuseppe Zola

domenica 8 febbraio 2015

PILLOLA D'ORO DELLA SETTIMANA 02-07 FEBBRAIO 2015


" L'Afrodite Cnidia, eccezionalmente nuda, forse sorpresa dall'apparire dell'amato, copre pudicamente le proprie nudità. In tal modo lo scultore Prassitele, non solo coinvolge nell'azione lo spettatore, immedesimatosi nell'amante, ma avvicina le reazioni della Dea a quelle di un essere umano."
"Modellandoti
ti instillò  pudore
 ... fosti  umana."   

CECILIA SANNA, 3D LICEO CLASSICO "G.ASPRONI" 

POLICLETO, DORIFORO, ca. 445 a.C. COPIA ROMANA IN MARMO DA ORIGINALE BRONZEO. NAPOLI, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE.

"Il delicato gioco di flessioni, che si era iniziato con l'Efebo di Kritios rompendo la rigida frontalità arcaica, si arricchisce nel Doriforo e nelle altre statue policletee in una sciolta e armonica articolazione ritmica, con chiastiche rispondenze nelle membra, con una sequenza di arsi e di tesi che i retori greci paragoneranno alla struttura di un periodo armonicamente costruito con quattro frasi giustapposte (koàla), cioè tetråakolos, chiamando cioè tetràgona, e i latini quadrata, i signa di Policleto. Una gamba si flette e arretra, la spalla opposta si abbassa, alla gamba piegata corrisponde il braccio flesso, alla portante quello abbassato, la testa si gira reclinata. Allo studio ritmico si univa quello delle proporzioni regolate su una misura-base che ne costituiva il cànone, fissato dall'artista in un trattato. Si codificava così, nel tempo stesso in cui il sofista Protagora proclamava nel suo trattato Della verità essere l'uomo la misura di tutte le cose, quel processo che fin dall'arcaismo aveva ricercato nell'immagine umana un'armonia universale"
(G. Becatti, in "Storia dell'arte italiana" , op.cit.)

arsi, tesi

1)   "Proporzione reale nell'ideale equilibro di un chiasmo." Giuseppina Bassu
4)   "Alla rierca della perfezione non scolpisti un uomo, ma una chimera" Maria Bollas
5)   ''La magnifienza del movimento scolpita nella perfezione.'' Roberta Cao
6)   "Membra scattanti, armonico ritmo, nell'essenza dell'uomo." Martina Carta Brocca
8)   "Coordinazione e perfezione: la rappresentazione dell'uomo." Marilena Erittu
 9) "Posizione di fiera supremazia in elegante postura." Antonella Fadda
11) "Scolpendo la chiastica figura ideasti la canonica eccelleinza" Alessia Gungui
12) "Un vivo movimento conservato dentro la rigida pietra" Ilaria Ladu
 15) "L'equilibrio nel cammino dell'uomo" Benedetta Liori
16) "Marmo che prende vita in un flessibile movimento" Roberta Maccioni
17)"Proporzionato come l'animo umano... tensione e pace, pace e tensione"Manconi Nicoletta Maria
19) "Rigida flessione di marmo su muscoli di carne" Marina Mulas
20) "Nell'armonia delle forme alzò il braccio che lacera, rivelando la sua ira" Annagrazia Podda
21) "Curve, forme, cosi unite,in un unico legamento dell'equilibrio universale" Poian Eudochia

POLICLETO, DORIFORO, ca. 445 a.C. COPIA ROMANA IN MARMO DA ORIGINALE BRONZEO. NAPOLI, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE.

"Il delicato gioco di flessioni, che si era iniziato con l'Efebo di Kritios rompendo la rigida frontalità arcaica, si arricchisce nel Doriforo e nelle altre statue policletee in una sciolta e armonica articolazione ritmica, con chiastiche rispondenze nelle membra, con una sequenza di arsi e di tesi che i retori greci paragoneranno alla struttura di un periodo armonicamente costruito con quattro frasi giustapposte (koàla), cioè tetråakolos, chiamando cioè tetràgona, e i latini quadrata, i signa di Policleto. Una gamba si flette e arretra, la spalla opposta si abbassa, alla gamba piegata corrisponde il braccio flesso, alla portante quello abbassato, la testa si gira reclinata. Allo studio ritmico si univa quello delle proporzioni regolate su una misura-base che ne costituiva il cànone, fissato dall'artista in un trattato. Si codificava così, nel tempo stesso in cui il sofista Protagora proclamava nel suo trattato Della verità essere l'uomo la misura di tutte le cose, quel processo che fin dall'arcaismo aveva ricercato nell'immagine umana un'armonia universale"
(G. Becatti, in "Storia dell'arte italiana" , op.cit.)

arsi, tesi

1)
2)" Sfidando il divino, l'uomo misura del creato"  Gianluigi Canu
3)
4) "Proporzioni equilibrate, creano il canone della perfezione." Greta Cugusi
5)
6)
7)  " E dopo secoli di sviluppo, arrivasti tu, la perfezione artistica." Alessandro Liori
8) "La LUCE esalta la tua Bellezza, l'OMBRA rivela la tua Umanità." Michela Lunesu
9) "Fiero del proprio aspetto, rivela la sua inimitabilità." Cristina Marratzu
10) "Con la lancia segnasti la storia, che su te con ritmo, trovò pace" Simona Medde
11)
12)"Guardò oltre, e oltrepassò la linea dell'orizzonte." Valeria Minzoni
13)"Calibrata armonia.Ideale di perfezione umana sopra la realtà stessa."Gianfranco Moledda
14) ''Bellezza canonica che sovrasta il tempo e, addirittura, lo precede.'' Irene Nieddu
15)
16) "Principio della / perfezione raggiunto / ora, per sempre." Rita Porqueddu
17) "Fiero, perfetto. / Un passo ancora e / diventa l’Uomo." Enrica Puddu
18) " Dall'Apparenza / trasse l'Idea Eterna / di Uomo "  Cecilia Sanna
19)
20)

POLICLETO, DORIFORO, ca. 445 a.C. COPIA ROMANA IN MARMO DA ORIGINALE BRONZEO. NAPOLI, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE.

"Il delicato gioco di flessioni, che si era iniziato con l'Efebo di Kritios rompendo la rigida frontalità arcaica, si arricchisce nel Doriforo e nelle altre statue policletee in una sciolta e armonica articolazione ritmica, con chiastiche rispondenze nelle membra, con una sequenza di arsi e di tesi che i retori greci paragoneranno alla struttura di un periodo armonicamente costruito con quattro frasi giustapposte (koàla), cioè tetråakolos, chiamando cioè tetràgona, e i latini quadrata, i signa di Policleto. Una gamba si flette e arretra, la spalla opposta si abbassa, alla gamba piegata corrisponde il braccio flesso, alla portante quello abbassato, la testa si gira reclinata. Allo studio ritmico si univa quello delle proporzioni regolate su una misura-base che ne costituiva il cànone, fissato dall'artista in un trattato. Si codificava così, nel tempo stesso in cui il sofista Protagora proclamava nel suo trattato Della verità essere l'uomo la misura di tutte le cose, quel processo che fin dall'arcaismo aveva ricercato nell'immagine umana un'armonia universale"
(G. Becatti, in "Storia dell'arte italiana" , op.cit.)

arsi, tesi



2) "la perfezione della regola  nell'immagine di un semi dio" A.Coi
3) "Corpo sinuoso, che sembra muoversi in modo naturale, morbido." Corrias E.
4)" sinuose forze si abbracciano generando l'uomo; così perfetto che gli dei lo prendono d'esempio." L. Corrias
5)*"Nella pallida pietra ti facesti uomo, in te la perfezione della regola s'incarno'.
*"Senz'anima ti scolpi' a regola d'arte".         *"Con la lancia trapassasti i cieli, iracondi gli dei ti privarono del soffio vitale". *Crispu E.
7) "Troppo perfetto per essere uomo" Fele G.
12) "Potenza che tramonta sotto un sole che non c'è"G.Marras
14) "Le proporzioni del divino rivela l'essere umano" A. Mura
16)"Dal ritmo ecco una melodia, da una melodia ecco un'emozione". Piras C.
18) "Idea di mobilità, apparente falsa staticità" E.Puligheddu
19) "Nell'immobilità di una statua , lo slancio di un atleta." P.Ronchegalli

L.B.ALBERTI, TEMPIO MALATESTIANO, 1450 ca, RIMINI.

"Come architetto la sua prima opera è la trasformazione cominciata nel 1447, della chiesa di San Francesco a Rimini in tempio-mausoleo per Sigismondo Malatesta (...). L'opera dell'Alberti si riduce alla facciata incompiuta e al fianco. È incontestabile il riferimento alla tipologia classica: dell'arco trionfale per la facciata, degli acquedotti per il fianco, che si presenta come una successione di profonde arcate. Tanto l'arco trionfale che le arcate degli antichi acquedotti sono organismi plastici aperti che si inseriscono nello spazio e non lo delimitano. Già il Brunelleschi aveva intuito che un piano di facciata deve essere una struttura e non soltanto una superficie: nello spedale degli Innocenti e nella cappella de' Pazzi aveva risolto il problema scomponendo la facciata in più piani prospetticamente coordinati. L'Alberti, nel tempio Malatestiano, interpreta la facciata come un organismo plastico articolato. (...) L'Alberti non si accontenta di misurare, delineare, proiettare lo spazio; lo sente come una realtà fisica, come luce, penombra, atmosfera, colore. È il primo architetto che valuti, anche dal punto di vista psicologico, il trapasso emozionale dalla luminosità e dalla concretezza volumetrica dell'esterno alla penombra e alla cavità dell'interno; e che faccia materialmente e visivamente comunicare esterno ed interno attraverso gli archi profondi della facciata e del fianco. Rialza la struttura su un podio, e non soltanto per analogia all'antico, ma per dare alla veduta dell'edificio una leggera inclinazione dal basso che lo fa penetrare, con un minimo scorcio, nella profondità reale dello spazio. Rafforza i risalti delle colonne, delle cornici, degli archi, del cornicione affinché sembrino veramente contrastare alle due spinte opposte, equilibrarle; ma poiché si tratta solo di un effetto visivo, non ne accentua lo sviluppo dimensionale, le modella in modo che reagiscano più vivacemente alla luce o proiettino ombre più nette e profonde."

G.C.ARGAN, STORIA DELL'ARTE ITALIANA, vol. 2, ed. Sansoni, 1969.

1)
2)
3)
4)
5) "Una candida prigione, destinata a confinare il sapere per secoli" S.Corbu
6)"Varie forme continuano ad alternarsi in grandi arcobaleni" F.Lovicu
7)''Mutando pelle,si ferma,/ non cela la chiesa materna.'' L.Manca
8)" Sorrisi rovesciati incorniciano il volto incompleto" M.G.Mula
9)"Gli archi serpeggianti descrivono sorrisi ammiccanti" F.Mulas
10) "L'arco spezza la pesante austerità della religione" E.Piu
11) "La sua imperfezione non reca danno alla sua fama." M. Podda
12)
13)
14)
15)

" F.Mulad

L.B.ALBERTI, TEMPIO MALATESTIANO, 1450 ca, RIMINI

"Come architetto la sua prima opera è la trasformazione cominciata nel 1447, della chiesa di San Francesco a Rimini in tempio-mausoleo per Sigismondo Malatesta (...). L'opera dell'Alberti si riduce alla facciata incompiuta e al fianco. È incontestabile il riferimento alla tipologia classica: dell'arco trionfale per la facciata, degli acquedotti per il fianco, che si presenta come una successione di profonde arcate. Tanto l'arco trionfale che le arcate degli antichi acquedotti sono organismi plastici aperti che si inseriscono nello spazio e non lo delimitano. Già il Brunelleschi aveva intuito che un piano di facciata deve essere una struttura e non soltanto una superficie: nello spedale degli Innocenti e nella cappella de' Pazzi aveva risolto il problema scomponendo la facciata in più piani prospetticamente coordinati. L'Alberti, nel tempio Malatestiano, interpreta la facciata come un organismo plastico articolato. (...) L'Alberti non si accontenta di misurare, delineare, proiettare lo spazio; lo sente come una realtà fisica, come luce, penombra, atmosfera, colore. È il primo architetto che valuti, anche dal punto di vista psicologico, il trapasso emozionale dalla luminosità e dalla concretezza volumetrica dell'esterno alla penombra e alla cavità dell'interno; e che faccia materialmente e visivamente comunicare esterno ed interno attraverso gli archi profondi della facciata e del fianco. Rialza la struttura su un podio, e non soltanto per analogia all'antico, ma per dare alla veduta dell'edificio una leggera inclinazione dal basso che lo fa penetrare, con un minimo scorcio, nella profondità reale dello spazio. Rafforza i risalti delle colonne, delle cornici, degli archi, del cornicione affinché sembrino veramente contrastare alle due spinte opposte, equilibrarle; ma poiché si tratta solo di un effetto visivo, non ne accentua lo sviluppo dimensionale, le modella in modo che reagiscano più vivacemente alla luce o proiettino ombre più nette e profonde."

G.C.ARGAN, STORIA DELL'ARTE ITALIANA, vol. 2, ed. Sansoni, 1969.

1
2 Siano luci e ombre a scolpire il classico bianco. Carta
3 Effimera fama, su di un'umile chiesa un incompleto tempio. Diana
4
5
6Maestosa Bellezza  resa possibile da un gioco di luci e ombre.S.gostinicchi
7
8
9
10
11
12
13 "Anche nella sua incompiutezza, descrive tutta la sua pienezza" A.Melis
14
15Accordando Luce e Buio l'Esterno è Reso un Tuttuno con l'Interno. (ALBERTI) A. Puligheddu
16  La cristianittà regna sovrana. Mulas
17 Ricordo incompiuto di perfezione. Piras
18Involucro incompleto racchiude la bellezza imperfetta.  S. Scanu 
19 La chiesa posta sul podio corona vincitrice la classicità. Sulas
20Classicità pietrificata. M.A.ZONCU


L.B.ALBERTI, TEMPIO MALATESTIANO, 1450 ca, RIMINI.

"Come architetto la sua prima opera è la trasformazione cominciata nel 1447, della chiesa di San Francesco a Rimini in tempio-mausoleo per Sigismondo Malatesta (...). L'opera dell'Alberti si riduce alla facciata incompiuta e al fianco. È incontestabile il riferimento alla tipologia classica: dell'arco trionfale per la facciata, degli acquedotti per il fianco, che si presenta come una successione di profonde arcate. Tanto l'arco trionfale che le arcate degli antichi acquedotti sono organismi plastici aperti che si inseriscono nello spazio e non lo delimitano. Già il Brunelleschi aveva intuito che un piano di facciata deve essere una struttura e non soltanto una superficie: nello spedale degli Innocenti e nella cappella de' Pazzi aveva risolto il problema scomponendo la facciata in più piani prospetticamente coordinati. L'Alberti, nel tempio Malatestiano, interpreta la facciata come un organismo plastico articolato. (...) L'Alberti non si accontenta di misurare, delineare, proiettare lo spazio; lo sente come una realtà fisica, come luce, penombra, atmosfera, colore. È il primo architetto che valuti, anche dal punto di vista psicologico, il trapasso emozionale dalla luminosità e dalla concretezza volumetrica dell'esterno alla penombra e alla cavità dell'interno; e che faccia materialmente e visivamente comunicare esterno ed interno attraverso gli archi profondi della facciata e del fianco. Rialza la struttura su un podio, e non soltanto per analogia all'antico, ma per dare alla veduta dell'edificio una leggera inclinazione dal basso che lo fa penetrare, con un minimo scorcio, nella profondità reale dello spazio. Rafforza i risalti delle colonne, delle cornici, degli archi, del cornicione affinché sembrino veramente contrastare alle due spinte opposte, equilibrarle; ma poiché si tratta solo di un effetto visivo, non ne accentua lo sviluppo dimensionale, le modella in modo che reagiscano più vivacemente alla luce o proiettino ombre più nette e profonde."

G.C.ARGAN, STORIA DELL'ARTE ITALIANA, vol. 2, ed. Sansoni, 1969.


domenica 1 febbraio 2015

PILLOLA D'ORO DELLA SETTIMANA 26-31 GENNAIO 2015


"DOLOROSA LUCE, RELEGASTI NELL'OMBRA IL NOSTRO INCOSCIENTE TRASCORSO."
ADELASIA CHIERRONI, 4B, LICEO CLASSICO "ASPRONI" - NUORO

(MASACCIO, CACCIATA DAL PARADISO, 1424, FIRENZE, CHIESA DEL CARMINE, CAPPELLA BRANCACCI)

"Masaccio (...) dipinge (...) Adamo ed Eva dopo il peccato, cioè dopo aver perduto la bellezza originaria della cosa creata, conosciuto il dolore, portato il peso della responsabilità. Il loro lungo passo è il primo passo dell'umanità nella storia; la luce edenica (...) colpisce duramente; i corpi sono più appesantiti, defrormati dalla fatica di vivere. Masaccio contrappone la forma dell'uomo-nella-storia  alla forma dell'uomo-nella-natura." 
Giulio Carlo Argan 


PRASSITELE, AFRODITE CNIDIA, 363 a.C., COPIA ROMANA IN MARMO, CITTA' DEL VATICANO, MUSEO PIO-CLEMENTINO.



" Il mito non spiega più la vita, si allontana, diventa favola; è più legato alla natura che agli uomini, la cui esistenza storica si distingue sempre più dall'esistenza "naturale".
(…) La materia prediletta da Prassitele fu il marmo, una materia in cui l'artista opera direttamente e che più delicatamente reagisce al contatto della luce e dell'atmosfera.

(…)Per Prassitele (la statua) è forma umana che si colloca ed esiste nello spazio naturale. Le figure prassiteliche sono bensì divinità olimpiche, ma calate nella dimensione dell'umano, fatte capaci di sentire e reagire, e, per questa loro umanità, non più arbitre e sovrane.

(Per Prassitele) il bello non è un principio eterno, ma un'apparizione momentanea, che bisogna sapere afferrare; non discende più dall'alto come un'idea universale, ma sale dal basso come aspirazione umana.

Prassitele non ama i gesti, studia gli atteggiamenti: allontanandosi sempre più dalla legge classica del ponderato equilibrio, pone le figure in una condizione di equilibrio instabile, compensato da un appoggio esterno: un lembo di drappeggio, un tronco. (…) Nell’ Afrodite Cnidia il braccio piegato ad angolo e leggermente arretrato, con l'appoggio "visivo" del drappeggio ricadente, basta a permettere, in tutta la figura, uno sviluppo di linee curve e di piani dolcemente ondulati; (…)" 
G.C. Argan, "Storia dell'arte italiana", ed. Sansoni, 1971

1)"Ombre di seducente armonia celano, con un velo di pudore, l'umana bellezza della divinità." Giuseppina Bassu
2)
3)
4)"L' artista chiamò la dea sulla terra e le mostrò come apparire umana" Maria Bollas
6) "Una nuda e sinuosa dea, colta in un momento intimo e privato" Martina Carta Brocca  
8) "Onde perfette adornano il corpo divino." Marilena Erittu
9)"Svestita bellezza drappeggiante di perfezione." Antonella Fadda
12) "Svelata intimità denota una divina quotidianità" Alessia Gungui
16)"momentanea apparizione di bellezza imprigionata nel freddo marmo" Roberta Maccioni
17)''Cercò di nascondere la bellezza che l'ombrta fasceva risplendere'' '' Nicoletta Maria Manconi
19)"La dea si incarna in un essere imperfetto, per poter essere svelata al mondo" Eleonora Mureddu
...

PRASSITELE, AFRODITE CNIDIA, 363 a.C., COPIA ROMANA IN MARMO, CITTA' DEL VATICANO, MUSEO PIO-CLEMENTINO.


" Il mito non spiega più la vita, si allontana, diventa favola; è più legato alla natura che agli uomini, la cui esistenza storica si distingue sempre più dall'esistenza "naturale".
(…) La materia prediletta da Prassitele fu il marmo, una materia in cui l'artista opera direttamente e che più delicatamente reagisce al contatto della luce e dell'atmosfera.

(…)Per Prassitele (la statua) è forma umana che si colloca ed esiste nello spazio naturale. Le figure prassiteliche sono bensì divinità olimpiche, ma calate nella dimensione dell'umano, fatte capaci di sentire e reagire, e, per questa loro umanità, non più arbitre e sovrane.

(Per Prassitele) il bello non è un principio eterno, ma un'apparizione momentanea, che bisogna sapere afferrare; non discende più dall'alto come un'idea universale, ma sale dal basso come aspirazione umana.

Prassitele non ama i gesti, studia gli atteggiamenti: allontanandosi sempre più dalla legge classica del ponderato equilibrio, pone le figure in una condizione di equilibrio instabile, compensato da un appoggio esterno: un lembo di drappeggio, un tronco. (…) Nell’ Afrodite Cnidia il braccio piegato ad angolo e leggermente arretrato, con l'appoggio "visivo" del drappeggio ricadente, basta a permettere, in tutta la figura, uno sviluppo di linee curve e di piani dolcemente ondulati; (…)" 
G.C. Argan, "Storia dell'arte italiana", ed. Sansoni, 1971

1)"Tolse le vesti di dea e mostrò la sua natura di donna" Simona Albasini
2) "Umana. Fragile. Una dea che la terra calca." Gianluigi  Canu.
3)
4) "Afrodite, natura di donna, indole da dea." Greta Cugusi
5)"La bella dea/vuole la sua libertà/sogno lontano"Luca Ladu
6) "Sguardo del canone di bellezza antica" Antonio Ledda.
7) "Pensierosa,  la Dea Afrodite posa stupenda" Alessandro Liori
8) "L'Umano regna sul Divino. L'Umano è Divino." Michela Lunesu
9)
10) "il manto ti rivelò fragile, scivolò sinuosa la perfezione. " Simona Medde-
11) ''Tu, divina dea, bellezza ispiri eternamente.'' Veronica Meloni.
12)"Beccata in un momento di intimità, nel suo sguardo mostra vergogna." Valeria Minzoni
13)"Dea lucente / di natura fragile / sfiora l'umano." Gianfranco Moledda
14) ''Pudica e marmorea statua, vestita di bellezza.'' Irene Nieddu.-
15)
16) "Nuda grazia che / celi virtù di fronte / ad ogni sguardo." Rita Porqueddu.-
17)"Solo la sinuosa bellezza rivelò all'ammaliato osservatore la sua natura divina." Enrica Puddu
18)  "Modellandoti / ti instillò  pudore / ...e fosti  umana."   Cecilia Sanna.-
19)  "Proprio tu, dea della bellezza provi pudore?" Selis Aurora
20)




...